Il secondo motivo che non ci permette di “liquidare” l’Eternauta come un fumetto – e quindi cadere nel tipico errore di considerarlo “roba per ragazzi” – è la sua reale collocazione nello spazio e nel tempo.
Il luogo.
Hector Oesterheld comincia a scrivere la storia nel 1957. L’Argentina ha vissuto fino a due anni prima la fase populista del regime di Peron, è impazzita per sua moglie Evita; rispetto al resto del Sudamerica c’è stata una maggiore industrializzazione, anche se l’instabilità politica non consente il decollo dell’economia, e lo sviluppo sembra volgere verso livelli occidentali. Nulla fa presagire che di lì a circa 15 anni si andrà incontro ad una delle dittature più sanguinarie e irrispettose dei diritti umani. Dello stesso autore e delle sue quattro figlie più nulla si sa: scomparsi come tante altre migliaia di loro connazionali, sicuramente uccisi da militari che con la loro crudeltà sono riusciti ad andare oltre qualsiasi meccanismo di oppressione possa essere dettato da fanatismo religioso o ideologico.
Il tempo.
L’Eternauta, suo malgrado, diventa un lavoro “contemporaneo” nel momento in cui viene pubblicato in Italia. Siamo a metà degli anni settanta, nel 1977 per l’esattezza. L’11 settembre 1973 l’esperimento di socialismo illuminato di Salvador Allende in Cile è stato soffocato nel sangue. La dittatura militare di Pinochet – così come quella di Videla in Argentina o di Stroessner in Paraguay – utilizza il metodo della
Dicevamo della nevicata fosforescente. Inizia così. Chiunque la respiri o vi entri in contatto, muore. Galvez è in casa a giocare a carte con alcuni amici. Si rendono conto che non è il caso di uscire. Aspettano nella speranza di ricevere notizie dai mezzi d’informazione, radio e televisione. Ma tutto è fermo. Si organizzano con delle tute di protezione e attraverso varie peripezie si trovano ad affrontare i misteriosi Kol, ominidi dotati di oltre dieci dita per mano, velocissimi sulle tastiere di computer futuristici e in possesso di conoscenze a noi terrestri lontanissime. Ma hanno un punto debole, imprevedibile. Se hanno paura cominciano a cantare una sorta di ninnananna e muoiono. E i Kol stessi sono sulla Terra per ordine di altri “superiori” che mai compariranno fisicamente, chiamati in modo inquietante “Loro”. Galvez è un uomo semplice, ma coraggioso. Con debolezze, di solito sconosciute ai grandi eroi, con momenti di scoramento che sembrano spingerlo ad abbandonare la lotta, così come potrebbe fare l’ottusità dei pochi militari argentini sopravvissuti. Ma, al di là del combattere gli extraterrestri, lui sente soprattutto il dovere di proteggere la sua famiglia, senza lasciare il minimo spazio alla retorica. E dà l’impressione che se dovesse scegliere e sacrificare una tra la moglie e la figlia, per un ulteriore senso di come si “deve essere”, privilegerebbe la piccola.
È un uomo concreto, per cui in breve tempo la sua leadership sui sopravvissuti diventa evidente. E saranno proprio i suoi amici, fedeli fino all’ultimo, a sacrificare la loro vita per salvare quella della famiglia Galvez. Salvare? Forse.
Juan “perde” per l’ennesima volta Elena e Marta. E si ritrova proiettato – grazie ad una macchina del tempo in un veicolo spaziale - in un ambito a lui totalmente estraneo, nell’inspiegabile Continuum quattro, un’altra dimensione dove incontra un Kol vecchissimo – e qui, chissà se è casuale, le rocce alle spalle dell’extraterrestre appaiono come le ali di un angelo. Il Kol lo aiuta a viaggiare di nuovo nello spazio e nel tempo, da un continuum all’altro, attraverso mondi indescrivibili, finché Galvez si ritrova a Buenos Aires, seduto davanti ad uno sceneggiatore di fumetti a raccontare le sue peripezie. E si rende conto che è avanti nel tempo rispetto alla nevicata. Corre a casa e nel momento in cui entra in contatto con la moglie e la figlia dimentica tutto. Oesterheld pensa che si tratti di un folle “inventore di storie”, ma gli passano davanti i tre amici che stanno andando a casa Galvez e… comincia a nevicare.
Dovrebbe tornarci il senso d’angoscia. Ma le parole del Kol/angelo ci danno invece un senso di speranza: “ci sono nell’universo specie di esseri più intelligenti dell’uomo, altre meno. Ma abbiamo tutti in comune una cosa: lo spirito … come tra gli uomini, al disopra dei vincoli di famiglia e di patria, vi è un sentimento di solidarietà tra tutti gli esseri umani”. E solo due anni fa, la moglie di Oesterheld ebbe modo di dichiarare: “nell’opera si anticipò quella lotta nella quale tutti dobbiamo impegnarci: il rispetto della vita, al di là dei condizionamenti, delle idee politiche, delle classi sociali”.![]()
di FABIO D'AMELIO
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